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Il rischio della demolizione

Fallito il tentativo del comune di Asti di riorganizzare l’assetto residenziale di Masio, la torre, che di tale progetto era uno dei capisaldi, si avviò verso un destino di progressiva marginalità. Non più documentata esplicitamente già nel XIV secolo, la sua presenza nel panorama insediativo diviene del tutto evanescente nel corso dell’età moderna, sino a rischiare di scomparire nel 1830, pochi anni prima di essere schizzata, insieme al profilo del borgo, da Clemente Rovere.

Tuttavia, essa era diventata nel tempo un elemento fortemente caratterizzante del contesto paesaggistico e fluviale. Così il parroco dell’epoca, Giuseppe Maggiora, si sentì in obbligo di denunciare al Prefetto di Alessandria il rischio che la torre venisse abbattuta per assecondare gli interessi economici di alcuni compaesani, apostrofati con velenosi epiteti.

“Nel corrente 1830 quei medesimi sorgi, topi od altri insetti […], per mezzo dei sempre più insaziabili ed ingordi vampiri […], li quali appunto per essere addivenuti ricchi e ricchissimi (epperò in questo nostro maledetto suolo, in cui non si adora che l’oro), appunto da tutti riveriti, temuti ed anche da quegli eclesiastici che prostrati cantano Ave sanctum chrisma, come se fosse sempre il Giovedì santo, da tutti appunto riveriti, temuti e stimati uomini grandi, veramente grandi di esofago e grandi di stomaco.

Questi vampiri nel corrente 1830 hanno rivolti ed indirizzati li loro colpi fatali ad abbattere, atterrare, vendere, consumare, corrodere l’unico monumento che vi sii ancora in Masio, cioè la torre, torre antica, antichissima, e che nel mio modo di esprimermi chiamo torre feudale […].”

(Alessandria, Archivio di Stato, Archivio della Prefettura di Alessandria, vol. 220, fasc. 260)

 

When the commune of Asti failed in the organization of the settlement arrangement, the tower, which was the stronghold of that effort, began to be negligible. Never quoted after 14th century, the building became feeble in the settlement overview during the Modern Period and in 1830, few years before the drawing by Clemente Rovere, even risked to be destroyed. However, in the course of time, the tower became a characterizing element of the fluvial and natural landscape. So Giuseppe Maggiora, parson at the time, felt himself obliged to report to the Prefect of Alessandria that several countrymen, addressed indignantly with evil epithets, would like to demolish the tower in order to satisfy their profit.

“In the current year 1830 those rats, mice and other bugs […], by dint of more and more insatiable and greedy vampires […], which became very rich (in this wretched ground, where only the gold is worshiped) and, for this reason, are revered and feared also by those clergymen who, bowed down, sing «Ave sanctum chrisma», as it always was Holy Thursday. So they are revered, feared and regarded as great men by everybody, but they are really great for their oesophagus and their stomach only.

These vampires in the current year 1830 direct their fatal strokes in demolishing, knocking down, selling, consuming, corroding the only monument which still is in Masio: the tower, very old, which I call, in my own way, feudal […].”

 

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